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INTERVISTA SOLENSY SU RADIO DEEJAY CON IL TRIO MEDUSA

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serra fotovoltaicaE’ di pochi giorni or sono la notizia dell’esercibiltà del primo impianto fotovoltaico in Italia interamente progettato e realizzato sul tendone d’un vigneto d’uva da tavola. Già, avete letto bene, proprio su un vigneto d’uva da tavola, una nuova scommessa vinta dai sostenitori delle fonti energetiche alternative, dopo la prima realizzazione tutta italiana di circa un anno fa su un frutteto. Non a caso la regione in cui questo avveniristico progetto lascia il cartaceo per sposare la realtà con un piede già nel futuro è la nostra amata Puglia, non a caso questa sfida altamente ecologica, dal sapore enologico, parte proprio da una delle regioni peninsulari maggiormente baciata dal sole.
Le cifre in gioco sono da capogiro in tutti i sensi, una vera scommessa da parte di chi c’ha creduto, sposando quest’avventura energetica ed aprendo una finestra nel futuro. Si parla infatti di 280 mila euro per il costo di produzione dell’impianto un generatore fotovoltaico da 50 Kwp (chilovatt di picco, ovvero la potenza massima a cui è stato dimensionato l’impianto), 1000 metri quadri di questo vigneto coperto, di circa 3 ettari, 60mila kwh (chilowatt per ora) all’anno, una tariffa incentivante massima di 0,44 euro per ogni kwh prodotto, oltre alla vendita dell’energia elettrica ceduta alla rete. Infatti l’energia prodotta verrà utilizzata per riscaldare sì il vigneto, ma l’energia in esubero verrà venduta al mercato elettrico, che riconosce al produttore la tariffa incentivante per 20 anni.
Fin quì nulla di nuovo, la notizia è stata divulgata su diversi quotidiani, destando forte curiosità, nonchè perplessità, non solo nei più scettici. Solo pochi anni fa sarebbe stato proibitivo pensare di coniugare agricoltura e tecnologia a tal punto da produrre sullo stesso tendone sia l’uva Victoria che l’energia elettrica, sarebbe stata follia allo stato puro anche la remota idea progettuale.
Non si sono ancora spente le luci della ribalta su tale notizia e già si parla dell’imminente ulteriore intervento di circa 30milioni di euro su altri 6 impianti da 1 Megawatt, un’opera di notevole spessore che sicuramente farà parlare per la sua importanza. Ironia della sorte, tutto questo avviene nella nostra amata Puglia, una terra tanto baciata dal sole, con un potenziale termico tanto elevato da far sembrar nulla a confronto l’efficienza termica del progetto tedesco di Koethen. E già, perchè in pochi sanno che i cugini teutonici si sono mossi in anticipo, con l’imminente realizzazione in Germania, a Koethen, di una centrale solare da 46Mw, con ben 210mila moduli cristallini (che vediamo nella foto). La costruzione della centrale sarà lanciata a fine 2009, sul sito di un vecchio aeroporto militare ed altri progetti sono in corso, di cui uno da 15Mw per l’aeroporto di Eberswalde.
Tutto questo avviene mentre in nostro stesso territorio pugliese è candidato dall’attuale governo italiano come probabile “sito ospite” di centrali energetiche “alternative”, come probabile mirino dei tanto decantati “progetti nucleari di terza generazione”. La Puglia di aeroporti dismessi forse non ne ha, ma di certo avrebbe sole da vendere alle fredde, seppur infinite distese teutoniche.
Qualche lettore sarà già rimasto stupefatto dallo spettacolo che improvviso si presenta attraversando le campagne tra Faggiano e Lizzano (cge vediamo nella foto): un campo fotovoltaico lambisce la strada, regalando all’osservatore uno strano mix tra passato e futuro, tra la realtà rurale degli ulivi e l’ipertecnologia dei pannelli fotovoltaici. Di certo non è l’idealità per l’ispirazione di poeti bucolici, di certo tale scenario non avrebbe fatto impazzire Publio Virgilio Marone, di certo è ben lontana dal quadretto dei nostri cari verdi uliveti secolari tanto amato dalla celluloide non solo nostrana, di certo non è quella foto scattata da molti con l’obiettivo del proprio cuore prima di emigrare altrove in cerca della fortuna non trovata in terra natia.
Si tratta di impianti a terra con strutture fisse che non necessitano di plinti di fondazione, riducendo così al minimo l’impatto sul terreno e permettendo così un giorno di ripristinare l’area senza comprometterne il terreno e restituendola alle attività preesistenti al termine del ciclo di vita dell’impianto. Il primo impianto, da 1MW, è costituito da circa 4000 moduli di cui 3400 con tecnologia in silicio policristallino e 600 con tecnologia in amorfo. Ciascun modulo policristallino ha una potenza di 280W, mentre i moduli in amorfo di 80W. L’impianto Masseria Rossa 2 è invece composto da circa 2300 moduli fotovoltaici in silicio policristallino. A realizzare il progetto è l’azienda spagnola del Gruppo, 9REN Espana, già leader in materia nel proprio paese e con mire espansionistiche in tutta l'area del mediterraneo.

 

 

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